Stefano Benni con il suo "Astaroth", sfida convenzioni e stilemi classici che esibiscono il diavolo come maligno tentatore costantemente volto al male senza possibilità di riscatto. L'autore contrappone all'archetipo una figura avvolta da grottesco esistere: costretta ad agire diabolicamente per divino benestare. Abbiamo cercato di trasferire questo spirito attraverso un originale impasto tra dramma e commedia, in un lavoro visionario e coerente; atemporale, dove gli orologi sono sfizio e trastullo di una vittima-carnefice che l'uomo vuole come incarnazione del male, ma che si scopre dipendere da un burocrate lontano e inesorabile che per far trionfare il bene, trascende dal suo scopo fino a farlo diventare freddo calcolo di un male diverso: imperturbabile e davvero poco divino.
La creatura malvagia suo malgrado, che ama il canto dei grilli e il tepore del sole, è costretta a giudicare, imbrigliata in un corpo goffo e sgraziato: a metà tra angelo e diavolo, con le zampe nervose e le ali costrette a terra. Pervasa dal dubbio conosce tutto ma non lo digerisce, non lo mastica neppure: si chiede perché debba eseguire senza poter replicare.
La durata dell'intero spettacolo è di circa 70 minuti, senza intervallo.
