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di Stefano Massini

possiamo cambiare le cose:  vogliamo cambiarle o no?

 

Una fabbrica tessile in difficoltà che è in procinto di essere venduta a nuovi soci stranieri. Duecento donne, fra operaie ed impiegate, che da un momento all’altro rischiano di perdere il lavoro. Una sola proposta dell’Azienda per evitare la chiusura definitiva. Sette operaie e due impiegate che, riunite in Consiglio di Fabbrica, dovranno dare una risposta. Un’ora o poco più per decidere se dire “sì” oppure “no”.

Una storia veramente accaduta, che parla di donne, di dignità del lavoro, di diritti acquisiti e dell’importanza di non perderli, delle paure per il futuro nostro e dei nostri figli, delle rabbie che certe situazioni di precarietà possono scatenare e delle angosce che il mondo del lavoro dipendente vive purtroppo anche in questo momento. Un testo di grande attualità magistralmente scritto da Stefano Massini uno degli autori teatrali contemporanei più apprezzati. Uno spettacolo intenso che commuove e fa riflettere, e che speriamo faccia anche un po’ incazzare.

Personaggi  ed  Interpreti:

  • Bianca, operaia specializzata, portavoce del Consiglio di Fabbrica
    Maria Bruna Fait
  • Olga, madre di Sabrina e da trent’anni operaia al reparto cardatura
    Grazia Bridi
  • Sabrina, operaia al reparto tinte: se potesse morderebbe il mondo
    Anna Brugnara   
  • Rachele, operaia ai telai: animo ribelle, ha lunghe braccia tatuate
    Elena Bertini
  • Arianna, operaia al reparto cardatura: il suo lavoro è lei
    Irene Rella
  • Loredana, operaia al reparto tinte: per lei la migliore scelta è non scegliere
    Chiara Santuari
  • Sofia, impiegata: è giovanissima e ha tutto il tempo per decidere
    Alice Dalmonech
  • Agnieszka, impiegata polacca, ma della Polonia neanche vuole ricordarsi
    Giada Saltori
  • Mathab, iraniana, operaia specializzata che chiama per nome la paura
    Anna Tomasi  

Assistenza tecnica luci di  Stefano Bassetti, Assistenza tecnica suono di Andrea Volani
Allestimento scenico di Nicola Merci, Scenografia di Paolo Nones.

Regia di Sergio Bortolotti